A TORINO, SI CHIUDE ARTISSIMA 2017


Artissima
© Perottino - Alfero - Bottalla

Con 32 paesi presenti e oltre 3.200 collezionisti internazionali, la fiera d’arte contemporanea ha superato i 50.000 visitatori

Intuizioni, sperimentazioni e linguaggi artistici avanguardistici prima o poi diventano storia. La ventiquattresima edizione di Artissima, la fiera d’arte contemporanea dalla natura irrequieta, a cura di Ilaria Bonacossa e chiusasi domenica a Torino, è stata una proposta di rilettura critica del passato-recente. Entusiasta, coraggiosa e ottimista, la nuova direttrice ha puntato sul lavoro di squadra, la collaborazione strategica con le istituzioni torinesi, la sinergia tra pubblico e privato e sull’internazionalismo della sperimentazione di tecniche e linguaggi diversi. Questi gli ingredienti di una fiera italiana briosa, colorata, giovane e soprattutto polifonica.

Il filo rosso di Artissima è l’omaggio all’Arte Povera, di cui ricorrono i cinquant’anni. Con 206 gallerie provenienti da 32 paesi, il 62 percento delle quali straniere, all’Oval del Lingotto sono state esposte oltre duemila opere di 700 artisti. Molto forte, quest’anno, la presenza di artiste e galleriste donne. Oltre quaranta mila euro di premi per artisti e gallerie e 46 tra curatori e direttori di museo nelle giurie e iniziative speciali: al Lingotto, l’arte di qualità fa la differenza.

Artissima
© Perottino – Alfero – Bottalla

Il tour all’Oval si apriva con la sezione Present Future, in cui lo stand della galleria parigina Gb Agency in collaborazione con l’italiana Zero… è stato tra i più affollati. Oltre alle tradizionali Main Section, New Entries, anche Dialogue e Art Editions & Publishing, che ha ospitato edizioni e multipli di artisti contemporanei proposti da 10 gallerie e librerie. Il nuovo c’è e si vede. Su 20.000 mq di esposizione è nuovissimo il progetto di allestimento dello studio Vudafieri-Saverino Partners di Milano, che ha puntato su più aree-oasi tra una sezione e l’altra, dove leggere, riposare e riflettere, facilitando scambi e relazioni tra critici, collezionisti o neofiti. Nuova è anche la piattaforma digitale, vera e propria vetrina online, tenuta in costante aggiornamento (www.artissima.art).

Ha convinto tutti l’elegante sezione dedicata ai Disegni curata da Luis Silva e Joao Mourao, dove 26 gallerie, accattivanti nella loro proposta di allestimenti originali, hanno attirato il pubblico con piccoli angoli installativi. Ne sono un esempio le teche di memoria contenenti oggetti, carte e pitture di Suzanne S.D. Themlitz, presentata nella galleria spagnola Angeles Banos, e lo “studio-atelier” comprendente tavole naturali di altri tempi e cassetti pieni di strumenti da lavoro di Mark Dion, anomalo esploratore, biochimico e archeologo del contemporaneo ospitato dalla galleria parigina In situ – Fabienne Leclerc.

L’edizione di quest’anno, in generale, presta più attenzione all’allestimento degli stand, alla relazione tra l’opera e lo spazio, l’artista e il pubblico, come parte integrante dell’opera d’arte. Il concept è “aperto”, reticolare, e facilita l’attraversamento da una sezione all’altra. Questa tendenza di intrecci tra arte e architettura si ritrova anche in Corrado Levi, artista, docente e curatore torinese, amico di Carlo Mollino e Carol Rama, e nella sua installazione dalla leggerezza poetica davvero sorprendente nello stand della galleria milanese Ribot, nella tradizionale sezione Back to de Future. Nel vicino stand londinese di Richard Saltoun c’è Vivienne Koorland, con le sue grandi tele che affrontano tematiche impegnative quali la donna e il razzismo, il tutto con poesia e tensione formale.

Tra i vari allestimenti, nella sezione Present Future spicca lo stand di Francesco Pantaleone con una coloratissima opera site specific di Antonella Genuardi e Leonardo Ruta, che declinano in maniera originale l’astrazione modernista.

Artissima
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Inaugurato dall’intervista di Hans Ulrich Obrist, ha conquistato tutti il remake del Piper Club di Torino, la discoteca Pop realizzata nel 1967 da Pietro Dossi dove si sono esibiti artisti innovativi dell’epoca come Michelangelo Pistoletto, Alighiero Boetti, Piero Gilardi, Marisa e Mario Merz e altri personaggi “irriverenti” come Patty Pravo, Carmelo Bene e il Living Theater. Questo spazio optical-cinetico ha ospitato incontri, conversazioni e concerti a cura di the classroom, centro di arte e formazione diretto da Paola Nicolin.

All’Oval l’arte è libera di esprimersi, non si può incastrarla in etichette di comodo. Per gli artisti nulla è come sembra, e qui si trovano opere da 2.000 euro per un lavoro minore di un emergente ai 200.000 per la scultura di un maestro dell’Arte Povera come Gilberto Zorio, di scena con una scintillante e imperdibile mostra personale al Museo d’arte contemporanea al Castello di Rivoli fino al 18 febbraio.

Convince collezionisti, pubblico, critica e giovani lo sguardo sulla creatività contemporanea dal 1994 (anno di nascita di Artissima) a oggi, esposta in una sorta di laboratorio creativo, ispirato al Deposito d’Arte del Presente (DPP 1967-68) creato a Torino da Gian Enzo Sperone. Il nuovo progetto espositivo è curato da Ilaria Bonacossa e Vittoria Martini: 130 opere sono assemblate, apparentemente alla rinfusa, in un’officina di talenti, sorta di cooperativa o luogo alternativo a quelli istituzionali in auge negli anni ‘60 dove si tenevano esposizioni, performances e spettacoli. In questo magazzino-archivio antiborghese si trovano opere dalla A di Giorgio Andretta Calò alla B di Vanessa Beecroft fino alla Z di Italo Zuffi. I più anziani sono Maurizio Cattelan e Bruna Esposito (entrambi del 1960), mentre la più giovane è Alice Ronchi, nata nel 1989. In questo magazzino le opere sbucano dalle rastrelliere, le sculture sono appoggiate ai muri, superfici che, pavimento incluso, diventano un dispositivo espositivo dove si racconta l’evoluzione della ricerca dell’arte italiana.

Artissima
© Perottino – Alfero – Bottalla

Tra le opere più fotografate c’è LOOK (2005), scritta al neon di Maurizio Nanucci – artista di fama internazionale a cui LUCE ha dedicato un articolo sul numero 321–, l’accattivante “falena” della Galleria Astuni. L’opera più attuale? Ognuno ha la sua, ma nella Pelle di Cedro (2007) di Giuseppe Penone, esposta nella galleria Tucci Russo nella Main Section, c’è la “sindone” dell’emergenza del disastro ambientale che stiamo vivendo.

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